
Il vice sindaco Marcone
Marcone difende la Cultura: «Stiamo portando avanti il più grande piano di investimenti della storia»
L’assessore alle politiche culturali: «In questi anni ho parlato con i fatti»
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, dai banchi dell’opposizione si è levata una pesante critica nei confronti dell’amministrazione, in particolare sull’impiego di cifre consistenti per la spesa sugli eventi culturali e manifestazioni varie. Una pesante critica legata al rapporto tra le risorse impiegate e i benefici ottenuti dalla comunità. In più occasioni si è parlato di “sprechi”, di utilizzo poco oculato dei soldi pubblici per attività di spettacolo e manifestazioni varie. Parole alle quali il vice sindaco Marcone ha voluto replicare con la nota stampa che di seguito pubblichiamo.
C’è chi pensa che amministrare una città significhi solo tappare buche e chi, come noi, crede che una comunità cresca se investe sulla propria identità, sulla bellezza e sulla capacità di attrarre. Sento il dovere di intervenire sulle recenti polemiche, non per alimentare scontri personali, ma per ristabilire la realtà dei fatti contro analisi parziali, offese gratuite e visioni miopi.
Si tenta di scagliarsi contro la spesa per la cultura (la cosiddetta “Missione 5” del bilancio) mettendola in contrapposizione con la manutenzione delle strade o addirittura con lo stadio. È un’analisi tecnicamente errata e politicamente populista. È profondamente fuorviante ridurre la spesa culturale a una somma destinata a soli spettacoli o eventi: quella missione sostiene l’intero sistema dei servizi culturali e monumentali di Corato. In quelle cifre risiede la gestione operativa dei nostri luoghi: il nostro Teatro, ad esempio, non è un ‘costo’, ma un’eccellenza regionale. Proporre di tagliare queste risorse non è un risparmio, è la proposta di chiudere i presidi di civiltà, condannando Corato a tornare in quel ‘buio cosmico’ di isolamento che abbiamo faticosamente superato.
È troppo facile dire: ‘usiamo i soldi dei concerti per le strade’. La verità è che questa Amministrazione sta portando avanti il più grande piano di investimenti culturali della storia di Corato. Abbiamo ottenuto il titolo di Città d’Arte, lanciato il brand Corato Cultivar Bellezza e messo a sistema i “luoghi della cultura”. Non sono spese improduttive, ma investimenti che generano indotto, portano persone nei nostri locali e rendono Corato un polo attrattivo e non una città dormitorio.
Definire “dissipazione” questo lavoro significa ignorare i risultati:
- Turismo in crescita: con un incremento degli arrivi di circa il +28% (oltre 23.000 presenze) e un aumento di turisti stranieri.
- Patrimonio restituito: con la riapertura del Museo della Città e dello SMICO, trasformando siti e luoghi in motori di economia.
- Infrastrutture sociali: la Community Library, la stagione teatrale “La Grammatica delle Abitudini”, il Patto per La Lettura, l’archivio “Teatro Aperto” sono presidi di democrazia culturale e non semplici “feste”.
- Indotto economico: eventi come Primavera Fest, Sei la mia Città, Festa del Santo Patrono o Incanto sono ossigeno per il commercio locale.
In questo contesto, trovo inaccettabile la narrazione che vorrebbe ridurre il sostegno alle associazioni a mere “mance elettorali”. Sminuire il lavoro degli operatori culturali e dei volontari è un atto di profonda irresponsabilità. La nostra è una scelta strategica: accanto a grandi eventi anche di respiro regionale, garantiamo la possibilità anche agli operatori con meno risorse di esprimere il loro valore. Sostenere il talento locale non è clientelismo, è democrazia culturale.
Bisogna poi fare chiarezza tecnica sui debiti citati per lo sport. I debiti cattivi sono quelli che abbiamo ereditato dal passato (contenziosi e debiti fuori bilancio) che abbiamo risanato. Il mutuo per il campo sportivo è invece un investimento virtuoso: genera un patrimonio che resterà ai cittadini per cinquant’anni. È la scelta di colmare un “debito sociale” verso i giovani a cui per decenni sono state negate strutture dignitose. Una città moderna non deve scegliere tra un asfalto e un impianto sportivo: deve saper programmare entrambi.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, dai banchi dell’opposizione si è levata una pesante critica nei confronti dell’amministrazione, in particolare sull’impiego di cifre consistenti per la spesa sugli eventi culturali e manifestazioni varie. Una pesante critica legata al rapporto tra le risorse impiegate e i benefici ottenuti dalla comunità. In più occasioni si è parlato di “sprechi”, di utilizzo poco oculato dei soldi pubblici per attività di spettacolo e manifestazioni varie. Parole alle quali il vice sindaco Marcone ha voluto replicare con la nota stampa che di seguito pubblichiamo.
C’è chi pensa che amministrare una città significhi solo tappare buche e chi, come noi, crede che una comunità cresca se investe sulla propria identità, sulla bellezza e sulla capacità di attrarre. Sento il dovere di intervenire sulle recenti polemiche, non per alimentare scontri personali, ma per ristabilire la realtà dei fatti contro analisi parziali, offese gratuite e visioni miopi.
Si tenta di scagliarsi contro la spesa per la cultura (la cosiddetta “Missione 5” del bilancio) mettendola in contrapposizione con la manutenzione delle strade o addirittura con lo stadio. È un’analisi tecnicamente errata e politicamente populista. È profondamente fuorviante ridurre la spesa culturale a una somma destinata a soli spettacoli o eventi: quella missione sostiene l’intero sistema dei servizi culturali e monumentali di Corato. In quelle cifre risiede la gestione operativa dei nostri luoghi: il nostro Teatro, ad esempio, non è un ‘costo’, ma un’eccellenza regionale. Proporre di tagliare queste risorse non è un risparmio, è la proposta di chiudere i presidi di civiltà, condannando Corato a tornare in quel ‘buio cosmico’ di isolamento che abbiamo faticosamente superato.
È troppo facile dire: ‘usiamo i soldi dei concerti per le strade’. La verità è che questa Amministrazione sta portando avanti il più grande piano di investimenti culturali della storia di Corato. Abbiamo ottenuto il titolo di Città d’Arte, lanciato il brand Corato Cultivar Bellezza e messo a sistema i “luoghi della cultura”. Non sono spese improduttive, ma investimenti che generano indotto, portano persone nei nostri locali e rendono Corato un polo attrattivo e non una città dormitorio.
Definire “dissipazione” questo lavoro significa ignorare i risultati:
- Turismo in crescita: con un incremento degli arrivi di circa il +28% (oltre 23.000 presenze) e un aumento di turisti stranieri.
- Patrimonio restituito: con la riapertura del Museo della Città e dello SMICO, trasformando siti e luoghi in motori di economia.
- Infrastrutture sociali: la Community Library, la stagione teatrale “La Grammatica delle Abitudini”, il Patto per La Lettura, l’archivio “Teatro Aperto” sono presidi di democrazia culturale e non semplici “feste”.
- Indotto economico: eventi come Primavera Fest, Sei la mia Città, Festa del Santo Patrono o Incanto sono ossigeno per il commercio locale.
In questo contesto, trovo inaccettabile la narrazione che vorrebbe ridurre il sostegno alle associazioni a mere “mance elettorali”. Sminuire il lavoro degli operatori culturali e dei volontari è un atto di profonda irresponsabilità. La nostra è una scelta strategica: accanto a grandi eventi anche di respiro regionale, garantiamo la possibilità anche agli operatori con meno risorse di esprimere il loro valore. Sostenere il talento locale non è clientelismo, è democrazia culturale.
Bisogna poi fare chiarezza tecnica sui debiti citati per lo sport. I debiti cattivi sono quelli che abbiamo ereditato dal passato (contenziosi e debiti fuori bilancio) che abbiamo risanato. Il mutuo per il campo sportivo è invece un investimento virtuoso: genera un patrimonio che resterà ai cittadini per cinquant’anni. È la scelta di colmare un “debito sociale” verso i giovani a cui per decenni sono state negate strutture dignitose. Una città moderna non deve scegliere tra un asfalto e un impianto sportivo: deve saper programmare entrambi.
Infine, un’osservazione su chi si diletta a contare i “righi del mio curriculum” o lamenta la mancanza di metodo scientifico. La cultura a Corato è diventata un sistema integrato dove la storia si conserva e si tramanda ogni giorno nella nostra Community Library e nei nostri luoghi della cultura. La competenza di un assessore non si misura sulla carta, ma dalla capacità di ascolto e dai risultati portati a casa. In questi anni ho parlato con i fatti, con i riconoscimenti ottenuti e con la presenza costante accanto a chi produce arte e agli operatori della scuola, dello sport e della cultura.
La nostra programmazione è in linea con le strategie della Regione Puglia e ha riportato Corato a essere una città viva. Non permetteremo che critiche basate su cifre fuorvianti sminuiscano questo valore. Corato non è un “Titanic” che affonda; è una nave che ha ripreso a navigare con orgoglio. Non ammaineremo le vele per assecondare la nostalgia del grigiore.
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